Erano passati circa trentasette anni dalla morte del principe Fabrizio e i tempi erano cambiati a villa Salina e non solo. Concetta e Cavriaghi vivevano insieme a Carolina e Caterina in quell'enorme palazzo ormai poco preso in considerazione dalla morte del principe.
Era primavera, e la tristezza di esser vedova affliggeva Angelica e la povera Concetta, rimasta senza marito in un mattino di Gennaio che portò, nonostante in Sicilia nevicasse poco, gelo non solo in paese ma anche nel cuore di Concetta avendo perso il suo Cavriaghi. La poverina non riuscì mai a far innamorare Tancredi, fu lei però, dopo essersi arresa con il principe Falconeri, a essere infatuata da Cavriaghi, un conte milanese che non le fece mancare mai nulla e che se ne andò prima del previsto accompagnato dalla tristezza di tutti.
Concetta era diventata rugosa e robusta, con i capelli bianchi che ricoprivano il suo capo minuto e incorniciavano un volto dallo sguardo duro e imperiale. Angelica era rimasta una bella signora, naturalmente era invecchiata anche lei, e lo dimostravano le vene varicose e le rughe sul collo, anche se nascoste da un colletto di pelliccia nera che le fu regalato da Tancredi.
<Eccellenza, c'è una visita per voi. Faccio entrare?> <Sì> "ma chi potrà mai essere a quest'ora del pomeriggio".
<La principessa Falconeri e il senatore Tansoni> annunciò il servitore.
<Cara cugina, da quanto tempo!> Angelica e Concetta non si vedevano da circa una settimana, ma a quell'età i giorni passavano lentamente ed erano vuoti e noiosi. A quei tempi c'erano il nazionalismo e l'imperialismo, che sfociarono poi nella prima guerra mondiale, e l'alluvione a Palermo, che di certo non aiutò l'economia ormai in crisi anche per i nobili; per loro era però assai bello incontrarsi, nonostante non si era più scattanti e allegre come un tempo, e poi si era nel bel mezzo dei preparativi per il cinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, ed era un evento cui non si poteva mancare di certo, soprattutto per Tancredi, che combatté con le giubbe rosse di Garibaldi.
<Cugina, sono molto felice della tua visita nel mio palazzo. Cosa ti porta qui?>.
<Sono venuta a trovarti con un amico e a darti l'invito per il posto d'onore di fianco al nostro re Vittorio Emanuele III>.
<Ne sono onorata, e sono molto felice del tuo invito, ma vorrei cedere quel posto a una delle mie sorelle perché tra qualche mese verrà il re in persona ad alloggiare a palazzo, e mi ha già offerto due posti d'onore.>.
<Non sapevo che venisse qua il re, sono molto contenta che possa alloggiare da te, sapendo dove incontrarlo, in oltre, potremmo approfittarne per trovare delle soluzioni a questi avvenimenti frenetici che ricordano le rivoluzioni dove ha combattuto anche il nostro Tancredi. Scusa se mi sono prolungata tanto, vorrei presentarti il senatore Tansoni. È stato un compagno d'armi di Tancredi.>.
<Piacere senatore.>.
<Il piacere è mio di conoscere la signorina di cui Tancredi ha tanto parlato mentre eravamo riuniti avanti al fuoco ... ... ...>.
Da quel momento Concetta perse il filo del discorso, il Tancredi da lei tanto disprezzato per averle voltato le spalle, di colpo era diventato più amato che mai, non voleva vedere nessuna sua immagine in casa, e, quando il cugino faceva visita a Cavriaghi, lei non lo degnava di uno sguardo e si chiudeva nella sua stanza vuota, ma piena di ricordi.
Dopo qualche mese, finalmente arrivò re Vittorio Emanuele III a palazzo Salina, dove lo aspettavano Concetta, Carolina e Caterina, curiose di conoscere di persona il re.
<Buonasera signore, sono onorato di essere ospitato nel vostro nobilissimo palazzo. Potrei sapere qual è la mia camera?>.
<Buonasera anche a lei maestà; vi condurrà alle vostre camere Pietro. Più tardi ci sarà la messa in vostro onore, maestà, se vorrete venire con noi ...>.
<Sicuramente, sicuramente ...>, disse guardando un quadro e impaziente di conoscere la famosissima cappella delle sorelle Salina.
Dopo la messa, tutti si diressero in sala da pranzo per mangiare, e dopo cibi non molto piaciuti, il re finalmente mangiò bene come se fosse nel suo palazzo a Roma.
Finalmente arrivò il giorno del cinquantesimo anniversario dell'unità italiana, e la Sicilia era più in fervore che mai. Tutti indossavano qualcosa che richiamasse il periodo risorgimentale, mentre il re e le sorelle Salina, insieme ad Angelica, osservavano i festeggiamenti dalla tribuna d'onore.
Era poi incredibile il cambiamento di Concetta che, dalla sera in cui ha ospitato Angelica e il senatore Tansoni, non riusciva a non pensare a Tancredi e a tutto il tempo in cui l'ha odiato, pensando che ormai lei non valesse più niente per lui, mentre il principe Falconeri ha sempre voluto bene a Concetta, sicuramente un po' meno che ad Angelica, ma per lui era come una sorella.
Terminata la sfilata, Angelica, Fabrizietto, Tansoni e il re, pranzarono da Concetta e dalle sue sorelle. Non si parlò molto, e Concetta era ormai furibonda per il suo errore, non riusciva a perdonarselo, soprattutto perché lai ha sempre cercato di trovare un motivo al rifiuto del cugino, non conoscendo i sentimenti del ragazzo. Mentre rifletteva, il silenzio fu rotto dalla possente voce del re, che chiedeva di come si vivesse in Sicilia e se ai problemi presenti avessero trovato delle soluzioni.
Dopo il pranzo e questa piccola conversazione sulla Sicilia, i suoi problemi e i suoi abitanti, Concetta salutò il principe che si diresse verso Roma, poi tornò ai suoi pensieri su Tancredi, mentre le candide nuvole incorniciavano il sole nel cielo di Marzo.
Concetta era diventata rugosa e robusta, con i capelli bianchi che ricoprivano il suo capo minuto e incorniciavano un volto dallo sguardo duro e imperiale. Angelica era rimasta una bella signora, naturalmente era invecchiata anche lei, e lo dimostravano le vene varicose e le rughe sul collo, anche se nascoste da un colletto di pelliccia nera che le fu regalato da Tancredi.
<Eccellenza, c'è una visita per voi. Faccio entrare?> <Sì> "ma chi potrà mai essere a quest'ora del pomeriggio".
<La principessa Falconeri e il senatore Tansoni> annunciò il servitore.
<Cara cugina, da quanto tempo!> Angelica e Concetta non si vedevano da circa una settimana, ma a quell'età i giorni passavano lentamente ed erano vuoti e noiosi. A quei tempi c'erano il nazionalismo e l'imperialismo, che sfociarono poi nella prima guerra mondiale, e l'alluvione a Palermo, che di certo non aiutò l'economia ormai in crisi anche per i nobili; per loro era però assai bello incontrarsi, nonostante non si era più scattanti e allegre come un tempo, e poi si era nel bel mezzo dei preparativi per il cinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, ed era un evento cui non si poteva mancare di certo, soprattutto per Tancredi, che combatté con le giubbe rosse di Garibaldi.
<Cugina, sono molto felice della tua visita nel mio palazzo. Cosa ti porta qui?>.
<Sono venuta a trovarti con un amico e a darti l'invito per il posto d'onore di fianco al nostro re Vittorio Emanuele III>.
<Ne sono onorata, e sono molto felice del tuo invito, ma vorrei cedere quel posto a una delle mie sorelle perché tra qualche mese verrà il re in persona ad alloggiare a palazzo, e mi ha già offerto due posti d'onore.>.
<Non sapevo che venisse qua il re, sono molto contenta che possa alloggiare da te, sapendo dove incontrarlo, in oltre, potremmo approfittarne per trovare delle soluzioni a questi avvenimenti frenetici che ricordano le rivoluzioni dove ha combattuto anche il nostro Tancredi. Scusa se mi sono prolungata tanto, vorrei presentarti il senatore Tansoni. È stato un compagno d'armi di Tancredi.>.
<Piacere senatore.>.
<Il piacere è mio di conoscere la signorina di cui Tancredi ha tanto parlato mentre eravamo riuniti avanti al fuoco ... ... ...>.
Da quel momento Concetta perse il filo del discorso, il Tancredi da lei tanto disprezzato per averle voltato le spalle, di colpo era diventato più amato che mai, non voleva vedere nessuna sua immagine in casa, e, quando il cugino faceva visita a Cavriaghi, lei non lo degnava di uno sguardo e si chiudeva nella sua stanza vuota, ma piena di ricordi.
Dopo qualche mese, finalmente arrivò re Vittorio Emanuele III a palazzo Salina, dove lo aspettavano Concetta, Carolina e Caterina, curiose di conoscere di persona il re.
<Buonasera signore, sono onorato di essere ospitato nel vostro nobilissimo palazzo. Potrei sapere qual è la mia camera?>.
<Buonasera anche a lei maestà; vi condurrà alle vostre camere Pietro. Più tardi ci sarà la messa in vostro onore, maestà, se vorrete venire con noi ...>.
<Sicuramente, sicuramente ...>, disse guardando un quadro e impaziente di conoscere la famosissima cappella delle sorelle Salina.
Dopo la messa, tutti si diressero in sala da pranzo per mangiare, e dopo cibi non molto piaciuti, il re finalmente mangiò bene come se fosse nel suo palazzo a Roma.
Finalmente arrivò il giorno del cinquantesimo anniversario dell'unità italiana, e la Sicilia era più in fervore che mai. Tutti indossavano qualcosa che richiamasse il periodo risorgimentale, mentre il re e le sorelle Salina, insieme ad Angelica, osservavano i festeggiamenti dalla tribuna d'onore.
Era poi incredibile il cambiamento di Concetta che, dalla sera in cui ha ospitato Angelica e il senatore Tansoni, non riusciva a non pensare a Tancredi e a tutto il tempo in cui l'ha odiato, pensando che ormai lei non valesse più niente per lui, mentre il principe Falconeri ha sempre voluto bene a Concetta, sicuramente un po' meno che ad Angelica, ma per lui era come una sorella.
Terminata la sfilata, Angelica, Fabrizietto, Tansoni e il re, pranzarono da Concetta e dalle sue sorelle. Non si parlò molto, e Concetta era ormai furibonda per il suo errore, non riusciva a perdonarselo, soprattutto perché lai ha sempre cercato di trovare un motivo al rifiuto del cugino, non conoscendo i sentimenti del ragazzo. Mentre rifletteva, il silenzio fu rotto dalla possente voce del re, che chiedeva di come si vivesse in Sicilia e se ai problemi presenti avessero trovato delle soluzioni.
Dopo il pranzo e questa piccola conversazione sulla Sicilia, i suoi problemi e i suoi abitanti, Concetta salutò il principe che si diresse verso Roma, poi tornò ai suoi pensieri su Tancredi, mentre le candide nuvole incorniciavano il sole nel cielo di Marzo.